SALUTE E TEMPO DEI POLIZIOTTI NON SONO MERCE DI SCAMBIO
ROMA, 13 Febbraio 2026
Il Sindacato Nazionale Appartenenti Polizia (SNAP) annuncia l’avvio di una duplice e risoluta azione legale
contro il Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Attraverso lo Studio Legale Parenti, il sindacato ha
notificato due distinti atti di diffida e messa in mora riguardanti il lavaggio dei Dispositivi di Protezione
Individuale (DPI) e il riconoscimento del cosiddetto “tempo divisa”.
Il costo della salute: uniformi operative e rischio biologico.
Nonostante le chiare sentenze della Corte di Cassazione, l’Amministrazione continua a far gravare sui
poliziotti l’onere del lavaggio delle uniformi operative. “È inaccettabile che i colleghi debbano sanificare
nelle lavatrici domestiche capi contaminati da agenti atmosferici e biologici, esponendo al rischio anche i
propri familiari”, dichiara Paolo Simone CESARIO – Segretario Generale dello SNAP. L’azione legale
promossa dallo Studio Legale Parenti mira a ottenere l’istituzione di un servizio di lavaggio a carico dello
Stato e il rimborso delle spese sostenute dai lavoratori, stimabili tra i 300 e i 450 euro annui.
Tempo di lavoro: la vestizione non è un opzione discrezionale.
Parallelamente, lo SNAP rivendica il riconoscimento dei tempi di vestizione e svestizione. L’obbligo di
indossare la divisa e l’equipaggiamento è un’imposizione funzionale al servizio che richiede circa 30 minuti giornalieri. Sommati su base mensile, si tratta di circa 11 ore di lavoro effettivo che l’Amministrazione oggi incamera gratuitamente. La giurisprudenza è ormai pacifica: il tempo impiegato per indossare la divisa è tempo di lavoro e come tale va retribuito.
L’ultimatum.
Lo SNAP ha concesso un termine di 30 giorni per fornire risposte concrete e adottare le misure correttive
richieste. In assenza di riscontri, il sindacato è già pronto ad adire le vie giudiziarie per tutelare la dignità
professionale, la salute e i diritti economici degli operatori di Polizia.
“Non faremo un passo indietro. La nostra divisa rappresenta lo Stato, e lo Stato ha il dovere di rispettare chi la indossa” – conclude il Segretario Generale SNAP.












































