COMUNICATO STAMPA SNAP
Aggressioni ai poliziotti: arresto obbligatorio anche per le lesioni agli operatori. Chiesta al Governo la modifica dell’art. 380 c.p.p.
ROMA, 13 ottobre 2026 – «Non è comprensibile che lo Stato riconosca l’arresto obbligatorio in flagranza per le lesioni commesse ai danni di personale sanitario, scolastico e di chi svolge determinate attività di controllo nel trasporto pubblico, ma non preveda la medesima risposta quando ad essere aggredito, nell’esercizio delle proprie funzioni, è un appartenente alle Forze di Polizia».
Con queste parole Giacomo Gentile, Segretario Generale Vicario dello SNAP – Sindacato Nazionale Appartenenti Polizia, annuncia l’invio di una formale richiesta di intervento al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ai Ministri dell’Interno e della Giustizia, al Sottosegretario all’Interno con delega alla Pubblica Sicurezza, al Capo della Polizia e ai Presidenti delle competenti Commissioni e dei Gruppi parlamentari di Camera e Senato.
Al centro dell’iniziativa dello SNAP vi è una precisa asimmetria normativa.
L’art. 583-quater, comma 1, del codice penale prevede una tutela rafforzata per le lesioni cagionate a ufficiali e agenti di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle loro funzioni, con pene che possono arrivare sino a 16 anni di reclusione nelle ipotesi di lesioni gravissime.
Eppure, l’art. 380, comma 2, lett. a-ter), del codice di procedura penale, nel disciplinare l’arresto obbligatorio in flagranza, richiama espressamente soltanto il secondo e il terzo comma dell’art. 583-quater, lasciando fuori proprio il primo comma, quello riferito agli operatori di Polizia.
«È difficile spiegare agli uomini e alle donne in divisa – prosegue Gentile – perché l’ordinamento riconosca la particolare gravità dell’aggressione subita da un poliziotto durante il servizio, prevedendo pene molto severe, ma non faccia seguire a quella scelta la stessa tutela precautelare riconosciuta ad altre categorie. Non chiediamo di togliere tutele a nessuno: chiediamo che la stessa tutela venga estesa anche a chi ogni giorno è chiamato, per dovere istituzionale, a fronteggiare violenza, aggressioni e situazioni di pericolo».
Lo SNAP sottolinea come gli appartenenti alle Forze di Polizia siano spesso il primo presidio dello Stato nelle situazioni più critiche: dalle aggressioni alle violenze domestiche, dalle risse agli interventi nei confronti di soggetti armati o in stato di alterazione.
«Chi aggredisce un poliziotto mentre sta svolgendo il proprio dovere non colpisce soltanto la persona che indossa una divisa: colpisce lo Stato che quella divisa rappresenta e il presidio posto a tutela della sicurezza dei cittadini.
La solidarietà dopo ogni aggressione non basta più. Servono norme coerenti ed effettive».
La proposta avanzata dallo SNAP è semplice e circoscritta: modificare l’art. 380, comma 2, lett. a-ter), c.p.p., estendendo il richiamo anche al primo comma dell’art. 583-quater c.p.
In sostanza, basterebbe sostituire l’attuale riferimento ai «secondo e terzo comma» con quello al «primo, secondo e terzo comma», rendendo così applicabile l’arresto obbligatorio in flagranza anche nei confronti di chi cagiona lesioni a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle proprie funzioni.
«Parliamo di una modifica normativa di poche parole – conclude Gentile – ma di enorme significato concreto e istituzionale. Se il legislatore ha ritenuto che determinate aggressioni meritino una risposta immediata dello Stato, non vi è ragione perché quella stessa risposta non venga assicurata anche quando la vittima è un poliziotto aggredito mentre sta proteggendo gli altri».
Lo SNAP chiede pertanto al Governo e al Parlamento di intervenire nel primo provvedimento utile in materia di sicurezza o giustizia, colmando l’attuale asimmetria normativa.
Ufficio Stampa
SNAP – Sindacato Nazionale Appartenenti Polizia




















































